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dott. Francesco Timpano

La FIVET è una tecnica di Procreazione Medico-Assistita (PMA) nella quale la fecondazione della cellula uovo avviene all’esterno del corpo, in laboratorio, dove in particolari capsule gli spermatozoi opportunamente trattati vengono messi a contatto con gli oociti. L’embrione che si sviluppa viene poi trasferito nell’utero della paziente. Vengono somministrati alla paziente dei farmaci che permettono lo sviluppo di più follicoli e quindi più oociti a differenza dell’unica cellula uovo che viene prodotta in un ciclo spontaneo.

A questi farmaci ne vengono aggiunti, a seconda del singolo caso o dell’età della paziente, altri che permettono di controllare il momento dell’ovulazione impedendo che i follicoli maturino e scoppino prima del previsto. La risposta alla terapia è molto soggettiva e viene controllata mediante ecografie eseguite per via vaginale in linea di massima a giorni alterni e/o prelievi ematici.

Prima dell’intervento la paziente viene premedicata con analgesici e sedativi. Il prelievo degli oociti viene eseguito ambulatorialmente, tramite puntura dei follicoli per via vaginale sotto controllo ecografico: sulla stessa sonda utilizzata per il monitoraggio si applica un ago, la cui traccia viene seguita sullo schermo in modo da raggiungere ed aspirare tutti i follicoli sviluppatisi.
Il liquido follicolare prelevato viene poi immediatamente consegnato al biologo che lo esamina in laboratorio per valutare la presenza delle cellule uovo.

Dopo aver esaminato il liquido follicolare e recuperato gli oociti, il biologo li deposita in particolari terreni di coltura in attesa di valutarne il grado di maturità e di inseminarli. La procedura del trasferimento dell’embrione è molto semplice. Uno o più embrioni (non più di tre) vengono aspirati in un sottile catetere che attraverso il canale cervicale viene posizionato molto delicatamente nell’utero della paziente. Premendo molto lentamente lo stantuffo della siringa alla quale è collegato il catetere, gli embrioni vengono rilasciati sul fondo dell’utero.

La tecnica ICSI (iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi), si differenzia dalla FIVET perché la fecondazione viene ulteriormente “aiutata”: nelle situazioni di dispermia, in cui gli spermatozoi sono pochi o poco mobili ,gli spermatozooi vengono direttamente iniettati all’interno dell’ovocita, tramite un apparecchio detto micromanipolatore. Una pipetta aspirante tiene fermo l’ovocita , che è stato privato delle cellule che lo circondano, mentre un microscopico ago cavo inietta all’interno dell’ovocita un unico spermatozoo.

Il mattino seguente si osservano gli ovociti per verificare se vi è stata la fertilizzazione e cioè se il patrimonio genetico paterno è evidenziabile nella cellula uovo che a questo punto si presenterà con due nuclei uno proveniente dallo spermatozoo con l’apporto paterno e l’altro, dell’ovocita, con l’apporto materno, e viene definita zigote. Dopo qualche ora i pronuclei si fonderanno e la cellula fecondata inizierà a dividersi: avremo così un embrione a due cellule e poi ognuna di queste a sua volta si dividerà e ogni cellula, se l’embrione è vitale, continuerà a dividersi. A 48 – 72 ore dal prelievo ovocitario gli embrioni sono pronti per il trasferimento in utero.

A questo punto i biologi li osservano e danno loro un giudizio basato sulle loro caratteristiche : la quantità di cellule, la velocità di sviluppo, la regolarità delle cellule e l’assenza di residui e frammenti. In base al numero di ovuli prelevati, a quello successivo di ovociti fertilizzati ed alla loro divisione e crescita, si arriverà al giorno del transfer con un numero variabile di embrioni. Per arrivare ad avere in media due embrioni di buona qualità bisogna inseminare più ovociti, non tutti infatti si fertilizzano e non tutti gli embrioni posseggono le caratteristiche necessarie per essere reimpiantati nell’utero: la percentuale di fertilizzazione varia da un caso e l’altro così come la percentuale di embrioni di buona qualità.



1) VISITA OSTETRICA

La visita ostetrica è consigliabile non appena si scopre di essere in attesa ed entro il primo trimestre, questa è un'indagine completa volta a tracciare la situazione clinica presente e passata della paziente con riguardo a malattie, eventuali farmaci presi e informazioni sullo stile di vita. La visita ostetrica è un'indagine completa volta a tracciare la situazione clinica presente e passata della paziente con riguardo a malattie, anche di tipo ereditario. Si raccoglieranno notizie su eventuali farmaci presi o che si stanno prendendo informazioni dettagliate sul partner e informazioni sullo stile di vita. Parte fondamentale della visita è anche il colloquio di tipo genetico: oltre alle informazioni ricevute dalla paziente sui suoi precedenti, è fondamentale dare informazioni approfondite sulle possibili alterazioni genetiche che possano interessare il feto e su tutte le “diagnostiche” oggi a disposizione (di tipo invasivo e non) per poter prevedere eventuali problemi del feto.

2) ECOGRAFIA

L’ecografia è una metodica diagnostica non invasiva che utilizzando ultrasuoni (onde sonore) emessi da particolari sonde appoggiate sulla pelle del paziente, consente di visualizzare organi, ghiandole, casi sanguigni, strutture sottocutanee ed anche strutture muscolari e tendinee in numerose parti del corpo. Durante l'esecuzione dell'ecografia, l’area da esaminare viene inumidita con un apposito gel, non tossico, che consente una migliore trasmissione degli ultrasuoni attraverso il corpo umano.

L’ecografia costituisce uno dei primi approcci allo studio del corpo umano, fatta eccezione della parte scheletrica e delle strutture interne alla scatola cranica. Gli ultrasuoni, infatti, non sono in grado di studiare le strutture ossee. Le ecografie sono, invece, molto utilizzate per lo studio del collo (tiroide, linfonodi), dell’addome (fegato, reni, milza, pancreas, eccetera), della pelvi (vescica, utero, ovaie, prostata), delle vene e delle arterie (carotidi, aorta, eccetera), dell’apparato muscolare (muscoli, tendini, legamenti).

La giornalista Adele Lapertosa tre anni fa finalmente è diventata mamma. Nel 2011, lei e suo marito, che da un anno provavano ad avere un figlio, hanno scoperto che avrebbero dovuto ricorrere alla PMA, procreazione medicalmente assistita, per realizzare il loro sogno. Dal libro scritto da Adele "Il bambino possibile" (Pensiero Scientidico Editore) in 10 punti l'importante e delicato percorso della Pma.

Adele Lapertosa a maggio del 2013 finalmente è diventata mamma. Nel 2011, lei e suo marito, che da un anno cercavano di avere un figlio, hanno scoperto che avrebbero dovuto ricorrere alla provetta per realizzare il loro sogno. “Ci siamo dovuti sottoporre a tre cicli di fecondazione assistita, in tre centri diversi, prima di riuscire ad avere nostra figlia”. Un'esperienza che definisce difficile e logorante.

Per questo Adele, giornalista dell’Ansa e del Fatto Quotidiano, ha scritto il libro "Il bambino possibile" (Pensiero Scientidico Editore), in cui illustra il percorso della procreazione medicalmente assistita (Pma): dalle analisi da fare e le tecniche disponibili, ai problemi psicologici da superare, fino alla storia della Legge 40 che disciplina la Pma in Italia.

Una sorta di bussola, dunque, per chi cerca di diventare genitore nonostante la diagnosi di infertilità. Un vademecum per aiutare chi deve affrontare, o sta prendendo in considerazione, la fecondazione assistita.

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